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Ipersensibile? cause miti e rimedi

  • 18 ore fa
  • Tempo di lettura: 10 min
Giovane donna in una strada urbana affollata, con le persone sfocate intorno, tiene le mani alle tempie con gli occhi chiusi, esprimendo sovraccarico sensoriale e stress in un ambiente sovrastimolante.

La funzione evolutiva dell’animale sentinella nel gruppo


Dentro un branco, una tribù, una comunità piccola, non sopravviveva “il più forte”, ma il gruppo che percepiva prima.

In questo scenario l’animale ipersensibile aveva un ruolo preciso: sentire micro-segnali che gli altrə ignoravano, come un cambiamento di tono, un fruscio fuori ritmo, una luce troppo ferma, un odore nuovo, una tensione sociale appena accennata.

Se reagivi in ritardo, poteva costare caro; se reagivi presto, magari ti allarmavi inutilmente, ma restavi viv@. Questo è uno dei motivi per cui il sistema nervoso umano è così portato all’ipervigilanza: l’ambiente sociale e fisico è sempre stato una questione di sicurezza.

Anche oggi, a livello neurobiologico, segnali relazionali come rifiuto, critica, sguardi insistenti o esclusione attivano reti cerebrali che si sovrappongono in parte a quelle del dolore fisico, come se il cervello trattasse la separazione sociale come un rischio concreto.¹²

In chiave Bodymind, questo significa che l’“animale” non è irrazionale: è un sofisticato radar di appartenenza e pericolo. Il problema è che il mondo moderno è una foresta di stimoli artificiali continui, e il radar non trova quasi mai una pausa vera. Quello che era adattivo in un villaggio con ritmi lenti diventa costoso in città, sul lavoro, nei mezzi, nei social, con luci, suoni e richieste senza interruzione.


Non è sempre patologia


Avere soglie sensoriali basse non è automaticamente un disturbo. È spesso un tratto temperamental-neurobiologico: alcune persone nascono più reattive, più “finemente sintonizzate”. Può essere perfino una risorsa, perché aumenta sensibilità estetica, empatia, capacità di cogliere dettagli, prudenza, intuizione sociale.

Diventa un problema quando l’intensità supera la capacità di recupero, quando l’esposizione è prolungata, o quando si aggiungono stress cronico e carico relazionale: in quel caso il sistema nervoso non sta “sentendo meglio”, sta difendendosi troppo spesso.


Un criterio pratico è questo: se la tua sensibilità ti rende la vita più ricca e gestibile, è un tratto. Se ti restringe la vita (sonno, lavoro, relazioni, libertà di movimento), è un segnale da prendere sul serio e da comprendere meglio.


Quando è un sintomo dentro quadri clinici


L’ipersensibilità sensoriale compare spesso dentro alcune condizioni, ma con profili diversi. Nella neurodivergenza può essere parte stabile del funzionamento:

in ADHD e autismo, per esempio, molti studi descrivono atipie sensoriali in più domini (sensibilità, evitamento, ma anche ricerca o bassa registrazione).³⁴

Nelle condizioni legate a stress e trauma può emergere come ipervigilanza e difficoltà di “filtro”, soprattutto quando il corpo resta a lungo in modalità allerta o freeze.

Nelle sindromi di dolore cronico, in particolare nella fibromialgia, è frequente un’alterazione dell’elaborazione centrale del dolore e degli stimoli, spesso descritta con concetti come sensibilizzazione centrale e dolore nociplastico (dolore da nocicezione alterata non spiegato pienamente da danno tissutale o neuropatia classica).⁵⁶


Qui è importante una nota critica: questi modelli spiegano bene una parte dei fenomeni, ma non chiudono il discorso. Nella fibromialgia, ad esempio, esistono anche ipotesi alternative e contributi periferici (come evidenze su piccole fibre in alcuni sottogruppi), e la comunità scientifica discute ancora meccanismi e sottotipi.⁷

Questo è utile da ricordare in ottica Bodymind: non ridurre tutto a “è nel cervello”, ma nemmeno a “è solo nel muscolo”. È un sistema.


Tipi di ipersensibilità: non è tutta la stessa cosa


Dietro la parola “ipersensibilità” possono esserci meccanismi diversi. A volte è un problema di intensità: lo stimolo arriva “troppo forte”.


  • Intensità: lo stimolo arriva “troppo forte”.

  • Imprevedibilità: tollerabile se previsto, intollerabile se improvviso.

  • Durata: non è tremendo, ma non finisce e il sistema va in overload.

  • Integrazione: troppi canali insieme (rumore più luci più odori più persone) saturano la capacità di elaborazione.

  • Combinazione: spesso è un mix di più fattori.



Quali sensi possono essere coinvolti


Può riguardare uno o più canali, e non necessariamente tutti. Moltə hanno un profilo “a isole”: ipersensibilità in alcuni sensi e, contemporaneamente, ipo-sensibilità in altri (per esempio alta sensibilità al rumore e bassa percezione di fame o dolore). Questo è comune nei profili neurodivergenti e, più in generale, nelle differenze di elaborazione sensoriale descritte in letteratura.⁴


Senso per senso: cosa succede e come schermarsi


Udito


L’udito ipersensibile soffre soprattutto per rumori imprevedibili, continui o stratificati (molte fonti insieme).

Il corpo interpreta il suono come intrusione: aumenta il tono muscolare, sale l’irritabilità, la mente cerca vie di fuga.

La schermatura più comune è ridurre fisicamente l’intensità, usando tappi o cuffie antirumore, e ridurre la complessità, scegliendo luoghi e posizioni più “quieti” (distanza da casse, porte, cucine, traffico). Un trucco spesso efficace è sostituire il caos con un suono stabile e controllabile (rumore bianco, suono uniforme), perché rende il sistema più prevedibile. La parte Bodymind qui è la pausa: dopo un ambiente rumoroso, il sistema nervoso ha bisogno di decompressione in silenzio o in stimoli morbidi, altrimenti accumula.

Le 5 soluzioni più comuni, in pratica, sono:


  1. tappi filtranti o cuffie antirumore (passive o attive) per abbassare l’intensità senza isolarti del tutto;

  2. scegliere posizione e distanza (schiena al muro, lontano da casse, porte, cucine, traffico, “angoli” più prevedibili);

  3. usare un suono stabile controllabile (rumore bianco, pink noise, musica uniforme a basso volume) per sostituire il caos con prevedibilità;

  4. progettare micro-pause di decompressione (2–5 minuti di silenzio, respirazione lenta, camminata breve) subito dopo esposizioni;

  5. ridurre la stratificazione (una cosa alla volta: niente TV accesa mentre parli, abbassare notifiche, evitare ambienti con troppe sorgenti sonore insieme).



Vista


La vista ipersensibile non riguarda solo la luce forte: spesso è il contrasto, lo sfarfallio, il movimento continuo nel campo visivo, o ambienti “visivamente pieni”.

Qui proteggersi significa abbassare intensità e complessità. Filtri luce, lenti che riducono abbaglio o blu, cappellino con visiera, luci calde e diffuse in casa, riduzione del disordine visivo nello spazio di lavoro sono strategie tipiche.

Anche la micro-regolazione aiuta: alternare contatto visivo e pause di sguardo, chiudere gli occhi per pochi secondi, guardare un punto stabile, riduce il sovraccarico senza isolarti dal mondo.


Le 5 soluzioni più comuni, in pratica, sono:


  1. filtri e lenti (anti-abbaglio, filtro blu, occhiali leggermente schermanti se utili) per ridurre intensità e contrasto;

  2. cappellino con visiera o occhiali da sole adeguati nelle situazioni di abbaglio;

  3. illuminazione “morbida” in casa (luci calde, diffuse, niente sfarfallio, ridurre neon e LED aggressivi) per abbassare la fatica;

  4. semplificazione visiva dell’ambiente (meno disordine nel campo visivo, schermo più “pulito”, modalità scura se aiuta, riduzione di stimoli in ufficio/spazio di lavoro);

  5. pause visive intenzionali (chiudere gli occhi per pochi secondi, fissare un punto stabile, micro-break regolari quando sei su schermi o in ambienti affollati).


Tatto


Nel tatto ipersensibile il problema è spesso il contatto leggero, improvviso o “incerto” (sfioramenti, cuciture, etichette, materiali ruvidi).

Proteggersi significa rendere il tatto prevedibile e scelto. Tessuti morbidi, tagli comodi, etichette rimosse, superfici amichevoli a casa, e confini chiari nel contatto interpersonale.

Paradossalmente, molte persone tollerano meglio una pressione profonda e costante rispetto a tocchi leggeri: per questo coperte pesate o un contenimento morbido possono calmare, perché danno al corpo un segnale stabile.


Le 5 soluzioni più comuni, in pratica, sono:


  1. scegliere tessuti e tagli “sicuri” (morbidi, traspiranti, senza cuciture irritanti) e rimuovere etichette;

  2. creare un ambiente tattile amichevole (lenzuola, asciugamani, seduta, superfici di contatto che non “graffiano” il sistema);

  3. preferire contatti chiari e scelti (pressione stabile, contenimento morbido, autoabbraccio, coperta pesata se tollerata) invece di sfioramenti incerti;

  4. regolare temperatura e transizioni (vestirsi a strati, evitare sbalzi improvvisi, doccia tiepida come “reset” quando il corpo è in allarme);

  5. confini espliciti nel contatto interpersonale (avviso prima di toccare, possibilità di dire no, accordi su durata e intensità).



Olfatto e gusto


Olfatto e gusto ipersensibili possono creare nausea, mal di testa, irritazione e vera e propria fuga dall’ambiente.

Qui la protezione è soprattutto ambientale: ridurre profumi intensi e detergenti aggressivi, privilegiare spazi areati, evitare luoghi con odori persistenti.

Alcunə trovano utile avere un odore “di sicurezza” molto delicato e familiare, non per coprire tutto, ma per ancorare il sistema quando un odore esterno diventa invadente. Sul gusto, la strategia più efficace è rispettare consistenze e temperature tollerabili: forzare spesso peggiora, mentre una gradualità gentile amplia la finestra di tolleranza.


Le 5 soluzioni più comuni, in pratica, sono:


  1. ridurre le fonti forti (profumi, incensi, deodoranti aggressivi, detergenti intensi) e scegliere prodotti neutri;

  2. ventilazione e aria “nuova” (aprire finestre, purificatore/ventola se utile, cucinare con cappa/areazione) per diminuire persistenza degli odori;

  3. protezione situazionale quando serve (mascherina, sciarpa, “barriera” leggera nei luoghi critici) senza trasformarla in isolamento costante;

  4. un’ancora olfattiva delicata e familiare (un odore minimo, personale e non invadente) come riferimento di sicurezza quando l’esterno è troppo;

  5. sul gusto, rispettare consistenze e temperature tollerabili e usare una gradualità gentile (micro-esposizioni scelte, senza forzare, per ampliare la finestra di tolleranza).


Vestibolare


Il vestibolare riguarda equilibrio e movimento: auto, metro, scale mobili, giostre, movimenti rapidi della testa. Quando è sensibile, il corpo perde fiducia nello spazio e sale l’allerta.

La protezione pratica è dare stabilità: scegliere posti con meno oscillazione, muovere la testa più lentamente, avere appoggi chiari, ridurre rotazioni improvvise. Nel tempo, un’esposizione graduale e controllata (movimento dolce, ritmico, prevedibile) può allenare il sistema senza “buttarlo dentro” all’overload.


Le 5 soluzioni più comuni, in pratica, sono:


  1. scegliere la posizione più stabile nei mezzi (vicino al centro del veicolo, sedut@, con appoggi chiari, evitando zone con maggiore oscillazione);

  2. dare al cervello un riferimento visivo stabile (guardare l’orizzonte o un punto fisso, ridurre lo “scroll” e la lettura in movimento se ti attiva);

  3. rallentare le transizioni (movimenti della testa più lenti, pause tra rotazioni, evitare cambi di direzione improvvisi quando sei già carich@);

  4. routine anti-sovraccarico prima/durante (pasti leggeri, idratazione, aria fresca, micro-respiro lento quando senti salire l’allerta);

  5. esposizione graduale e prevedibile (camminata ritmica, esercizi dolci di equilibrio, training vestibolare guidato se necessario) per ricostruire fiducia senza shock.


Propriocezione e interocezione


La propriocezione è il senso del corpo nello spazio; l’interocezione è il senso dei segnali interni (cuore, respiro, fame, tensione, nausea).

Qui l’ipersensibilità può assomigliare a “troppo corpo”: battito percepito come minaccia, pancia troppo presente, tensioni che diventano allarme. Proteggersi significa stabilizzare e rendere leggibili i segnali, con ritmo, respiro lento e appoggi.

Il Bodymind qui è centrale: piedi a terra, contatto della schiena, respirazione bassa, routine di sonno e alimentazione regolare riducono la variabilità interna che il sistema interpreta come pericolo.


Le 5 soluzioni più comuni, in pratica, sono:


  1. grounding semplice e ripetibile (piedi a terra, peso distribuito, schiena appoggiata, mani su addome o sterno come “base sicura”);

  2. respirazione lenta con espirazione più lunga (per abbassare il volume dell’allerta e rendere i segnali meno minacciosi);

  3. input propriocettivo stabile (pressione dolce, isometrie leggere, stretching lento, yoga/pilates “lenti” se tollerati) per dare al corpo confini chiari;

  4. routine regolare su sonno, pasti e stimolanti (caffeina, zuccheri, alcol) perché la variabilità interna spesso amplifica l’allarme;

  5. rendere i segnali “informazione” invece che “minaccia” con tracciamento gentile (notare, nominare, normalizzare, fare micro-pause prima di reagire) e, se serve, lavoro guidato di esposizione interocettiva.


Sguardi: il senso sociale della vista


Gli sguardi sono un caso speciale: sono visivi, ma sono anche relazionali. Uno sguardo diretto e prolungato può attivare esposizione, giudizio, invasione.

Evolutivamente lo sguardo è un segnale ad altissima importanza: può significare minaccia, desiderio, dominanza, esclusione o attenzione protettiva. Per questo in chi è ipersensibile lo sguardo può diventare doloroso, non perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché il sistema lo tratta come informazione vitale.¹²

Proteggersi qui significa modulare l’angolo e la durata: stare leggermente di lato, alternare contatto visivo e pause, scegliere posizioni in cui non si è “al centro”, e, quando possibile, nominare il bisogno di una comunicazione meno intensa sul piano visivo.


Le 5 soluzioni più comuni, in pratica, sono:


  1. scegliere geometrie che riducono esposizione (sedersi di lato, non “frontale”, evitare il centro della stanza, schiena protetta da muro o angolo);

  2. alternare contatto visivo e pause (guardare tra gli occhi, guardare un punto neutro, tornare allo sguardo, senza “sparire”);

  3. modulare la luce sul viso e l’intensità (occhiali leggermente schermanti se aiutano, ambienti meno illuminati quando sei già carich@);

  4. nominare il bisogno quando possibile (“ho bisogno di pause di sguardo per ascoltare meglio”) per trasformare un rischio in cooperazione;

  5. scegliere contesti comunicativi più regolabili (camminata affiancata, conversazioni mentre si fa qualcosa, setting dove lo sguardo non è costantemente il canale principale).


Soluzioni pratiche: l’idea non è evitare, ma dosare


La protezione migliore non è costruire una vita sterile, ma creare una vita dosabile. L’animale ipersensibile sta bene quando può scegliere intensità, durata e recupero.

Nel quotidiano questo vuol dire progettare micro-pause, decompressione dopo esposizioni, e strumenti semplici (cuffie, filtri, tessuti, routine). E vuol dire anche riconoscere il fattore relazionale: lo stesso rumore o la stessa luce pesano di più quando sei sotto stress sociale, perché il sistema nervoso somma i carichi.


La mappa personale dell’ipersensorialità


Un passaggio BodyMind molto concreto è costruire una mappa. Non una teoria su di te, ma una cartografia pratica.

Prendi ogni canale sensoriale e descrivi tre cose:

  1. quali stimoli ti attivano (intensità, imprevedibilità, durata, combinazioni),

  2. quali segnali corporei compaiono per primi (mandibola, stomaco, respiro, spalle, irritazione, fuga mentale),

  3. quali condizioni ti proteggono (orario, distanza, pause, strumenti, persone con cui stai meglio).

Poi, subito dopo, costruisci la tua “lista” di soluzioni, ma come scelta reale:

  • per l’udito quali protezioni funzionano davvero,

  • per la vista quali filtri o luci,

  • per il tatto quali materiali e quali confini,

  • per l’olfatto quali ambienti,

  • per il vestibolare quali strategie di stabilità,

  • per l’interocezione quali ancore corporee.


Se questa mappa riduce stress e aumenta libertà, stai lavorando nella direzione giusta.

Se invece la sensibilità aumenta rapidamente, compare dolore diffuso, insonnia persistente, crisi di overload frequenti o una riduzione marcata della vita quotidiana, è sensato cercare una valutazione clinica: non per “medicalizzare” un tratto, ma per capire se c’è un quadro più ampio (neurodivergenza, stress post-traumatico, dolore nociplastico, fibromialgia o altri fattori) e quali interventi integrati hanno più evidenza.³⁵⁶

 


Note e fonti


  1. Eisenberger NI. (2012). The neural bases of social pain: evidence for shared representations with physical pain. Nature Reviews Neuroscience. (PMC)

  2. Kross E, et al. (2011). Social rejection shares somatosensory representations with physical pain. PNAS. (PNAS)

  3. Jurek L, et al. (2025). Sensory Processing in Individuals With Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder (meta-analisi; differenze in più domini sensoriali, inclusa sensibilità). Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry (ScienceDirect). (ScienceDirect)

  4. Patil O, et al. (2023). Sensory Processing Differences in Individuals With Autism Spectrum Disorder (review; gating e modulazione sensoriale). Frontiers / PMC. (PMC)

  5. International Association for the Study of Pain (IASP). (2017/aggiornamenti successivi). Definizione di dolore nociplastico: “pain that arises from altered nociception…”. (PubMed)

  6. Boomershine CS. (2015). Fibromyalgia: the prototypical central sensitivity syndrome. Current Rheumatology Reviews. (PubMed)

  7. IASP (2023). Discussione critica su fibromialgia, sensibilizzazione centrale e ipotesi alternative (dibattito scientifico sui meccanismi e sottotipi). (iasp-pain.org)


Nota critica e falsificabilità Bodymind: i modelli di “sensibilizzazione centrale/nociplasticità” e le descrizioni delle atipie sensoriali spiegano bene molti pattern clinici, ma non predicono tutto per tuttə: l’ipersensibilità è eterogenea, cambia con contesto e carico, e in alcune condizioni (come fibromialgia) i meccanismi possono differire tra sottogruppi. Se una spiegazione non cambia le tue previsioni pratiche (che cosa ti attiva, che cosa ti calma, che cosa migliora con un intervento mirato), allora va aggiornata, non difesa.

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