Adolescenza, la buona madre e il buon padre
- Enrico Fonte

- 20 ore fa
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L’adolescenza è la fase in cui un essere umano ridisegna la propria mappa interiore. Ciò che prima appariva scontato – autorità genitoriale, valori familiari, appartenenza attraverso l’adattamento – viene ora messo alla prova, disincantato e spesso provocatoriamente contestato¹.
Per i genitori questo viene spesso vissuto come una perdita di rispetto, ma rappresenta in realtà un passaggio evolutivo necessario. Le persone adolescenti hanno bisogno di costruire una propria autorità interna e, perché ciò avvenga, l’autorità esterna deve perdere simbolicamente potere².
È qui che entrano in collisione due forze: dignità e potere. La dignità chiede di essere vista, riconosciuta e trattata come pari in valore. Il potere mira a garantire sicurezza, ordine e responsabilità e spesso serve anche a regolare il sovraccarico genitoriale³.
Quando in questa fase frasi come “Casa mia, regole mie, soldi miei, regole mie” diventano il principio guida, il campo evolutivo si trasforma rapidamente in un campo di potere. Appartenenza e cura vengono condizionate all’obbedienza.
Nel breve termine può emergere una calma apparente, perché agiscono paura o dipendenza. Nel lungo periodo, però, si sviluppano spesso oppositività, segretezza o ritiro interiore, perché l’autonomia non può più manifestarsi come maturazione, ma solo come contropotere⁴.
Prospettiva Bodymind: la funzione della buona madre e la funzione del buon padre
Nel modello Bodymind, “la buona madre” e “il buon padre” non indicano il genere, ma due funzioni interiori di cui le persone adolescenti hanno urgente bisogno. Questa distinzione funzionale è coerente con la teoria dell’attaccamento e con la psicologia dello sviluppo, che descrivono cura e struttura come sistemi regolativi complementari⁵.
La funzione della buona madre rappresenta la sicurezza relazionale. Mantiene il contatto quando le emozioni diventano tempestose. Co-regola invece di contrattaccare, offre vicinanza senza invischiamento e resta presente senza colpevolizzare. A livello corporeo rimane morbida nel contatto anche quando emerge tensione. Il messaggio implicito è: la tua dignità è al sicuro, anche quando il tuo comportamento è difficile⁶.
La funzione del buon padre rappresenta cornice, realtà e protezione. Segnala i rischi, nomina i confini e garantisce sicurezza e legalità. Sa dire no senza umiliare e applicare conseguenze senza vendetta. A livello corporeo resta eretto, chiaro e stabile. Il messaggio implicito è: mi assumo la responsabilità della sicurezza e non abuso della mia posizione di forza⁷.
I conflitti adolescenziali tendono a escalare soprattutto quando una di queste funzioni manca. Senza la funzione della buona madre, la correzione viene vissuta come ritiro dell’amore. Senza la funzione del buon padre, la libertà viene vissuta come indifferenza. A quel punto non si tratta più principalmente di regole o comportamenti, ma di sicurezza dell’attaccamento e dignità⁸.
Jesper Juul nel contesto di questi conflitti
Jesper Juul è stato un terapeuta familiare danese e autore, noto a livello internazionale per un approccio educativo centrato sulla relazione. Ha fondato la rete familylab e ha introdotto concetti chiave come pari dignità, integrità, autenticità e responsabilità personale⁹.
Juul ha criticato duramente l’educazione autoritaria e punitiva senza cadere nel permissivismo. Il suo obiettivo centrale era che gli adulti restassero visibili, personali e responsabili, senza violare la dignità di bambini e adolescenti.
Juul sposta il focus dal controllo all’autorità personale. Riconosce che gli adulti hanno più potere, ma rifiuta di usarlo come leva. La sua idea spesso citata secondo cui gli adolescenti hanno bisogno di genitori come sparring partner, capaci di offrire massima resistenza con il minimo danno possibile, descrive con precisione l’equilibrio tra funzione materna e funzione paterna¹⁰. La resistenza è ammessa, l’umiliazione no. La chiarezza è necessaria, la logica della minaccia distrugge la relazione.
Per Juul, le regole diventano una forma primitiva di guida quando sostituiscono la relazione. Non rifiuta la sicurezza, ma mette in guardia dal costruirla attraverso la paura. I confini sani nascono quando gli adulti rappresentano i propri valori, sentimenti e limiti di tolleranza, non quando il potere viene giustificato economicamente o gerarchicamente¹¹.
Thomas Gordon nel contesto di questi conflitti
Thomas Gordon è stato uno psicologo statunitense e allievo di Carl Rogers. Ha sviluppato il modello Gordon e programmi di formazione come Parent Effectiveness Training, Teacher Effectiveness Training e Youth Effectiveness Training¹².
Il suo approccio è umanistico, strutturato e fondato sulla psicologia della comunicazione. Gordon ha rifiutato punizioni e ricompense come strumenti di controllo del comportamento, perché sostituiscono la cooperazione con la paura o l’adattamento.
Gordon interpreta i conflitti di potere in adolescenza come il risultato di una logica vincitore-perdente. Dove i genitori devono vincere, le persone adolescenti devono perdere – e viceversa. La sua risposta è la risoluzione dei conflitti senza perdenti.
I confini non vengono posti tramite minacce, ma attraverso messaggi in prima persona e assunzione di responsabilità. Gli adulti esplicitano cosa provoca in loro un certo comportamento, quali bisogni vengono violati e invitano a una soluzione condivisa¹³.
Per Gordon un confine è sano solo se non nasconde una punizione. Molte cosiddette conseguenze vengono da lui criticate perché spesso costruite per controllare il comportamento. Questo, per Gordon, è potere travestito. Una guida sana significa influenza invece che imposizione e creare condizioni in cui le persone adolescenti agiscano per considerazione, non per paura¹⁴.
Confini, regole e conseguenze per sicurezza, famiglia e legalità
Esiste un ambito in cui la guida genitoriale non è negoziabile: quando sono in gioco la vita, l’integrità fisica, la non violenza e le conseguenze legali. La psicologia dello sviluppo e quella giuridica mostrano che una chiara assunzione di responsabilità genitoriale in questi ambiti è un fattore protettivo e non un ostacolo all’autonomia¹⁵.
Le regole di sicurezza funzionano quando vengono formulate come cornici di protezione, non come umiliazione. Si riferiscono al rischio, non al carattere. Le conseguenze diventano azioni di tutela. Se avviene violenza in casa, si separano le persone per prevenire danni.
Se vengono gestite o conservate sostanze illegali, si interviene perché l’intero sistema è concretamente e legalmente in pericolo. Se una persona è in stato di intossicazione in pubblico, viene accompagnata o si attiva un aiuto esterno – non come minaccia, ma come ultima istanza di protezione¹⁶.
La differenza tra leva di potere e confine sano sta nell’atteggiamento e nel linguaggio. Una leva di potere dice: ti controllo perché posso. Un confine sano dice: decido le mie azioni perché sono responsabile. Juul parlerebbe di autorità personale, Gordon di influenza invece che potere¹⁷.
Becky Kennedy nel contesto di questi conflitti
Becky Kennedy è una psicologa clinica statunitense e fondatrice della piattaforma Good Inside. È nota per il concetto di “sturdy leadership”, che unisce confini chiari e connessione emotiva, rifiutando punizioni, minacce e vergogna¹⁸.
Nella pratica distingue nettamente tra regole quotidiane negoziabili e ambiti non negoziabili come sicurezza, famiglia e legalità. I confini vengono formulati come azioni proprie dell’adulto, non come controllo sull’altr@.
Le conseguenze sono misure di protezione prevedibili, non punizioni. Le emozioni vengono accolte senza indebolire il confine. In questo modo nasce una leadership senza lotta di potere, in linea con la ricerca sui percorsi di attaccamento sicuro¹⁹.
Una proposta Bodymind: un patto di convivenza con persone adolescenti
Un patto di convivenza scritto tra genitori e persone adolescenti richiede uno stato emotivamente regolato, una disponibilità relazionale di base da entrambe le parti e il riconoscimento chiaro della responsabilità genitoriale per sicurezza, famiglia e legalità. Il patto non è uno strumento coercitivo, ma una cornice condivisa, simile a quelle utilizzate nella terapia familiare sistemica e nella mediazione²⁰.
Un tale patto crea sicurezza e calma relazionale perché richieste, confini, regole e conseguenze sono chiariti in anticipo.
Le richieste implicano una reale libertà di scelta.
I confini descrivono ciò che gli adulti faranno.
Le regole riguardano la vita quotidiana condivisa laddove esiste margine di scelta.
Le conseguenze sono misure di protezione concordate.
La cornice si restringe quando la responsabilità manca e si riapre quando viene assunta²¹.
La differenza tra il cattivo e il buon padre sta nell’uso del potere. Il cattivo padre usa il potere per controllare, umiliare e imporre obbedienza. Il buon padre incarna una gerarchia naturale e amorevole. La sua autorità serve a protezione e orientamento, non all’ego. Così la gerarchia diventa sostegno invece che oppressione e la relazione rimane intatta nonostante il conflitto²².
Note e riferimenti
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