Ecco cosa abbiamo da imparare dalla generazione Z
- Enrico Fonte
- 13 ore fa
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All’inizio della storia ci sono semplicemente io, seduto sul divano, con mia figlia di 13 anni accanto, che insiste per farmi vedere “questa serie bellissima” su un pirata anarchico-giustizialista dal cuore grande e dal cappello ridicolo. Io, convinto di assistere a un cartone per ragazzin@, mi ritrovo invece immerso in un mondo popolato da ideali di amicizia radicale, giustizia anti-autoritaria, solidarietà fra marginali, uguaglianza spontanea.
Guardo mia figlia ridere, emozionarsi, parteggiare per la ciurma dei ribelli che sfida imperi corrotti e sistemi ingiusti, e mi rendo conto che questa generazione cresce con valori nuovi: inclusione naturale, rifiuto delle gerarchie rigide, attenzione all’impatto globale, capacità emotiva e sociale sorprendentemente raffinata.
Qualche settimana più tardi scorro i social e lo rivedo: non sullo schermo del mio salotto, ma nelle proteste in Indonesia, negli scioperi studenteschi in Europa, nelle manifestazioni digitali in Corea del Sud e in America Latina. Sempre lui: il Jolly Roger dal cappello di paglia.
Indago e capisco: la generazione Z non sta giocando ai pirati. Sta incarnando un archetipo globale di ribellione giusta. Lo fa con una sorprendente lucidità: niente derive autodistruttive tipiche di una parte del ’68, niente fughe nell’eroina, niente tentazioni armate come RAF o Brigate Rosse. Una ribellione sì, ma orientata alla trasformazione, non alla distruzione.
Chi è la generazione Z ? Una definizione chiara e attuale
Quando parliamo di generazione Z ci riferiamo a chi è nat@ tra la metà degli anni ’90 e l’inizio del 2010, ovvero le persone che oggi hanno tra i 14 e i 28 anni. È una generazione cresciuta immersa nel digitale fin dall’infanzia, esposta a una quantità di complessità globali senza precedenti e naturalmente coinvolta in movimenti planetari.
Una caratteristica particolarmente significativa è la quarter life crisis, una fase che si manifesta tra i 20 e i 25 anni e che unisce pressione sociale, precarietà e consapevolezza planetaria, generando smarrimento, ansia e un bisogno urgente di autenticità.
A questo si aggiunge un fattore profondo: la sensazione di mancanza di senso nasce spesso dal fatto che i valori ereditati — tradizionali (conformismo, stabilità forzata, ruoli rigidi) oppure materialistico-individualisti (successo, produttività, performance) — non corrispondono più alla struttura emotiva e cognitiva della generazione Z.
I giovani li sentono come abiti troppo stretti: modi di vivere che non permettono più di respirare e che per questo provocano un vuoto interiore. Quando questa crisi viene sostenuta con maturità, diventa un motore evolutivo potentissimo; quando invece viene ignorata, rischia di trasformarsi in rabbia o nichilismo.
Uso del simbolo, origine e contesti
Il simbolo pirata tratto da One Piece si è imposto come un linguaggio universale: lo vediamo nelle mobilitazioni contro la corruzione, nelle campagne anti-censura, negli scioperi studenteschi e nelle manifestazioni climatiche.
È un simbolo non violento, immediatamente riconoscibile e non legato a nessuna ideologia nazionale. Una vera “memetica politica” transnazionale.
Allo stesso tempo, la sua interpretazione varia da Paese a Paese: in alcuni contesti le autorità lo vedono come provocatorio o “contro l’unità nazionale”, come riportato anche da The Guardian.
La sua natura pop produce un duplice effetto:
apre lo spazio per un’identità politica emozionale e inclusiva
può rendere il messaggio meno definito, sospeso in una richiesta di cambiamento che non sempre articola i dettagli
Proprio questa vaghezza, però, evita che il simbolo venga catturato da vecchie ideologie o partiti obsoleti.
Il rischio opposto è che venga svuotato e trasformato in puro design; eppure è la sua estetica globale che permette alla generazione Z di riconoscersi in un linguaggio condiviso e accessibile.
Skills transculturali e l’importanza per la sopravvivenza
La generazione Z padroneggia una competenza chiave: il pensiero transculturale.
Sa muoversi tra codici culturali diversi, comprende la logica dei sistemi complessi e usa simboli globali per esprimere idee che superano i confini nazionali.
In un mondo in cui crisi climatiche, migrazioni, IA, pandemie ed economia sono fenomeni intrinsecamente globali, questa capacità diventa essenziale per la sopravvivenza.
Il Jolly Roger diventa una bandiera planetaria dell’empatia — un modo per dire: «siamo insieme, anche se veniamo da mondi diversi».
Livello psicologico: il pirata come ribelle giusto
Nel modello Bodymind, il pirata-ribelle rappresenta il ribelle etico, colui o colei che percepisce l’ingiustizia nel corpo e la trasforma in azione consapevole.
Per la generazione Z questa figura emerge nel cuore della quarter life crisis, dove la ricerca di senso e la disillusione verso i valori dei padri generano un bisogno di autenticità radicale.
Per gli adulti, invece, il pirata interiore riappare nella mid-life crisis, il momento in cui molti scoprono improvvisamente che i valori con cui hanno costruito la loro vita — efficienza, carriera, competizione, «devi farcela», «la felicità verrà dopo» — non garantiscono più felicità, anzi la erodono.
In ottica Bodymind, la mid-life crisis non è una regressione, ma un processo evolutivo che smaschera l’inadeguatezza dei valori precedenti e invita a restaurare autenticità e creatività profonde.
Livello sociologico-geopolitico e integrazione dell’archetipo
Sociologicamente il pirata-ribelle è il simbolo di movimenti reticolari e decentralizzati, un’etica planetaria che supera nazionalismi e ideologie chiuse.
Sostenere la generazione Z significa evitare di imitarla superficialmente e scegliere, invece, di essere adulti regolati che offrono contenimento, visione e struttura.
Il rischio del «verde tossico» è la dissoluzione dei confini — la versione infantile dell’inclusione.
Il compito degli adulti è accompagnare questa evoluzione senza soffocarla.
Il passaggio dai valori materialistico-individualisti ai valori umanitario-egalitari
Il cuore del cambiamento si trova nel passaggio dai valori materialistico-individualisti dell’arancione — successo, merito, razionalità — ai valori umanitario-egalitari del verde — empatia, inclusione, sostenibilità.
La Teoria Integrale di Ken Wilber descrive questo processo come un’evoluzione della coscienza, una transizione dai modelli moderni a quelli post-moderni.
La generazione Z è la prima a vivere questo salto in modo completo — non solo intellettuale, ma anche emotivo e politico — proprio perché sente sulla pelle quanto i valori del passato si rivelino insufficienti per dare senso al presente.
Bodymind: il pirata-ribelle come variazione evoluta del Giullare
Nel linguaggio Bodymind, il pirata-ribelle è una forma evoluta del Giullare positivo, la figura che svela ipocrisie, ridicolizza i dogmi e libera ciò che è imprigionato.
Nei giovani si manifesta come ribellione creativa;
nella quarter life crisis diventa ricerca identitaria;
negli adulti maturi, quando la mid-life crisis costringe a rivedere le promesse mancate dei valori ereditati, il Giullare ritorna come capacità di rinnovamento profondo.
Il pirata-Giullare della generazione Z è dunque la versione evolutiva del verde: cooperativa, relazionale e anti-autoritaria.
E il fatto che il suo simbolo planetario sia un pirata ci ricorda che la vera evoluzione non consiste nel distruggere il mondo, ma nel trasformarlo dall’interno — con creatività, ironia e coscienza planetaria.